Il gran pasticcio del Decreto Rilancio (D.l. 19 maggio 2020, n. 34).

Quando non si ha idea di quello che si sta facendo non si riescono a vedere nemmeno i danni che si provocano.

Gli operatori del gioco pubblico, quelli del turismo e della ristorazione, per nominare i più colpiti, oltre a dover subire la beffa di riaprire per ultimi le proprie attività devono anche fare i conti con la mancanza dell’integrazione salariale, proprio nella fase più delicata dell’emergenza.

Ma cosa è successo? Nel decreto di Marzo il Governo ha chiuso le attività garantendo a tutti la CIG in deroga con causale COVID-19. Per nove settimane anche le aziende con meno di 5 dipendenti avrebbero, quindi, ricevuto un aiuto per compensare la mancata ricezione dello stipendio. Contemporaneamente il Decreto bloccava tutti i licenziamenti fino al 31 agosto 2020.

Nel Decreto di maggio scatta il pasticcio, la CIG viene prorogata per altre 9 settimane ma non consecutive. 5 settimane possono essere prese subito le altre 4 dal 1 settembre.

Ma molte attività non riprendono o riprendono molto limitate, quindi che succede? Succede che dal 1 luglio molte aziende dovranno pagare gli stipendi ai propri dipendenti non licenziabili, ma le attività saranno ferme. Senza incassi e quindi liquidità lo spettro del fallimento è accertato.

Il Governo, che voleva difendere i dipendenti, con questo Decreto oltre a danneggiarli danneggia anche le aziende presso cui lavorano.

Da Gioconews.it : Quello che si prospetta – per il paese – è un grande collasso occupazionale con una serie di operatori che rischia ora di perdere il posto. E anche su questo, ironia della sorte, la faccenda è tutt’altro che semplice. Sì, perché anche le aziende che, per sopravvivere, si vedranno costrette a ridurre il personale per provare a ripartire nei prossimi mesi, non sarà facile neppure licenziare. In primis perché, tra le novità introdotte dal decreto Rilancio, c’è anche l’estensione a cinque mesi del divieto di licenziamento previsto dal precedente decreto Cura Italia: non si potranno quindi applicare licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, così come quelli collettivi. Oltre ad essere sospese tutte le procedure di licenziamento in corso per giustificato motivo. Inoltre al datore di lavoro viene concessa la possibilità, nel caso in cui abbia licenziato per giustificato motivo dal 23 febbraio al 17 marzo, di revocare l’operazione facendo una richiesta di cassa integrazione salariale in deroga per il lavoratore in questione (In questo caso si ripristina il rapporto di lavoro senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro). Fermo restando che, anche quando sarà possibile interrompere un rapporto lavorativo, anche questa operazione comporta dei costi diretti e immediati per un’impresa, che in questa fase si fanno sentire eccome. Ma al di là delle modalità di licenziamento, rimane il rischio occupazionale visto che, se questo rimarrà lo scenario, gran parte delle aziende del comparto salteranno inevitabilmente, non avendo gli strumenti per evitare il tracollo finanziario. Tenendo anche conto che i finanziamenti agevolati concessi dal governo, oltre ad essere spesso preclusi alle imprese del gioco, comportano comunque un ulteriore indebitamento per le imprese, che già si trovano in difficoltà.

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